Chi è lo stalker e quali sono le sue condotte tipiche

Lo stalker è una persona, uomo o donna, di qualunque età che metta in atto comportamenti persecutori nei confronti di una seconda persona...

Lo stalker è una persona, uomo o donna, di qualunque età che metta in atto comportamenti persecutori nei confronti di una seconda persona, alla quale sia stato legato o meno da una relazione affettiva o professionale, e che abbia fatto parte o meno del nucleo familiare per un certo periodo di tempo.

Nella maggior parte dei casi, lo stalker è un ex partner che non riesce ad accettare la fine della relazione e vuole cercare di riavvicinarsi alla vittima oppure vendicarsi di qualche torto subito, vero o presunto. Non di rado, tuttavia, lo stalker è un semplice conoscente, un collega o addirittura un estraneo che desidera stabilire con la vittima un qualche tipo di rapporto, generalmente di natura affettiva o sessuale. In quest'ultimo caso, di solito, si tratta di persone che hanno serie difficoltà di comunicazione e interazione, risultando incapaci di avviare rapporti interpersonali sereni in modo convenzionale.

Gli ex partner che assumono comportamenti persecutori aggressivi e violenti dopo la separazione, di solito, avevano già dato segni di una tendenza all'iper-reattività e alla rabbia durante la relazione di coppia e/o in situazioni stressanti della vita quotidiana.

A volte, il comportamento persecutorio è messo in atto da persone affette da disturbi mentali associati a una qualche forma di distorsione della realtà (principalmente, psicosi, disturbi di personalità, disturbi ossessivi, schizofrenia; meno frequentemente, depressione, ansia o disturbo bipolare; spesso, con comorbilità per abuso di sostanze) che li induce a credere fermamente nell'esistenza di una relazione affettiva (in realtà, inesistente) con la vittima o nella possibilità di stabilirne una. In questa categoria di stalker rientrano, per esempio, i pazienti di psicoterapeuti o le persone assistite da operatori psicosociali che travisano la relazione di supporto e cura, interpretando l'attenzione ai bisogni e l'aiuto fornito come una dimostrazione di interesse affettivo, anziché come un rapporto umano empatico nell'ambito di un'attività di natura professionale.

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