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van Gogh, genio in bilico tra creazione e depressione

Si ipotizza che il grande pittore Van Gogh soffrisse di una forma di disturbo bipolare o depressione bipolare....

Plastica, energica, dai cromatismi travolgenti, visionaria, surreale e al tempo stesso concreta, immediata, in grado di arrivare all'essenza delle cose, delle situazioni, dei gesti, trasfigurandoli. Era così la pittura di Vincent van Gogh (Zundert, Paesi Bassi, 1853 - Auvers-sur-Oise, Francia, 1890), nei periodi in cui la malattia si placava trasformandosi in una più controllabile e fertile esaltazione creativa. Periodi che, purtroppo, lo stesso artista sapeva essere di durata imprevedibile e limitata, quindi da sfruttare al massimo grado, come scrive nelle sue lettere: «Se queste emozioni sono talvolta così forti che si lavora senza accorgerci del lavoro e che, talvolta, le pennellate vengono giù una dopo l'altra e i rapporti di colori come le parole in un discorso o in una lettera, bisogna però ricordarsi che non è sempre stato così e che in futuro ci saranno pure dei giorni cupi senza ispirazione».

Ma di che cosa soffriva esattamente il grande pittore? Come scrive la celebre psichiatra americana Kay Redfield Jamison nel suo libro dedicato alle relazioni tra disturbi dell'umore e produzione artistica Toccato dal Fuoco (TEA, Milano, 1997): «A Vincent van Gogh sono state diagnosticate praticamente tutte le malattie note all'uomo, e qualcuna di più. Tra varie altre diagnosi, sono state proposte quelle di epilessia, schizofrenia, intossicazione da assenzio, porfiria e sindrome di Menière». Tuttavia, dopo circa un secolo di dibattito tra molti eminenti specialisti e varie scuole di pensiero, l'ipotesi più accreditata è che l'artista soffrisse di una forma di disturbo bipolare (in passato spesso indicato come "sindrome maniaco-depressiva"), probabilmente complicato da attacchi epilettici (questi ultimi di natura neurologica, ma poco distinguibili dalla malattia psichiatrica per i medici francesi del XIX secolo) e, negli ultimi anni di vita, da episodi psicotici.

A supportare questa interpretazione contribuiscono i sintomi perfettamente in linea con quelli che i manuali di riferimento della psichiatria assegnano oggi al disturbo bipolare (vale a dire, estrema variabilità del tono dell'umore, con lunghi periodi di benessere e vitalità intervallati ad altri di profonda depressione; iperattività e mancata percezione della fatica; alterazione dei ritmi sonno-veglia; iperreligiosità; forte irritabilità, violenza, agitazione, nonché comparsa di allucinazioni visive e uditive più tipiche della componente psicotica), l'età di insorgenza delle manifestazioni in corrispondenza della tarda adolescenza e dei primi anni di vita adulta, la natura ciclica degli episodi e la severità crescente delle manifestazioni nel corso della vita (come di norma avviene in assenza di un trattamento adeguato, di cui, purtroppo, van Gogh al suo tempo non poteva avvalersi). Un ulteriore, fondamentale elemento di conferma della diagnosi di disturbo bipolare nell'artista olandese è poi l'andamento oscillante del disturbo, confermato, oltre che dai periodi dei ricoveri ricorrenti, anche dalla variabilità stagionale della produzione artistica (estrapolata dalla datazione autografa delle opere e dai suoi nutriti epistolari con il fratello Theo, gli amici e i committenti), che tipicamente vedeva picchi nei mesi primaverili ed estivi e cali significativi in quelli autunnali e invernali.

Vincent non fu l'unico membro della famiglia van Gogh a soffrire di disturbi psichici. Il fratello Theo, cui l'artista era molto legato, soffrì per tutta la vita di episodi depressivi particolarmente severi, sfociati in una vera e propria psicosi nell'ultima parte della vita. La sorella Wilhelmina andò incontro a numerose e non meglio precisate "crisi nervose" (anche queste, pare, associate a manifestazioni psicotiche) che la portarono a passare oltre 40 anni della propria vita in ospedali psichiatrici. Il fratello minore Cor morì suicida in giovane età: una ricorrenza che sottolinea come i disturbi psichiatrici siano a tutti gli effetti patologie con una base organica e con una componente genetica complessa che può propagare di generazione in generazione la propensione a svilupparli qualora intervengano fattori ambientali sfavorevoli.

 

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