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Storie

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Ernest Hemingway, una vita sopra le righe

Ernest Hemingway, protagonista della vita culturale e politica della prima metà del Novecento, condusse una vita segnata dal disturbo bipolare complicato dall'abuso di sostanze....

Asciutto ed essenziale, chirurgico nella scelta di ogni singola parola, l'unica perfetta e possibile nel contesto della pagina. Energico, vitale, pragmatico, intraprendente, eccessivo protagonista della vita culturale e politica della prima metà del Novecento. Così fu Ernest Hemingway (Oak Park, Stati Uniti, 1899 - Ketchum, Stati Uniti, 1961), giornalista e scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1954, durante tutta la sua esistenza. Un'esistenza problematica, irrequieta, animata dalla passione per imprese sempre un po' sopra le righe e costellata di viaggi avventurosi (tra cui molti safari e la partecipazione volontaria alla I Guerra mondiale tra le fila della sezione americana della Croce Rossa internazionale, oltre alle innumerevoli esperienze da "inviato speciale" in Europa e in Asia per il quotidiano canadese The Toronto Star), anche quando le sue condizioni di salute l'avrebbero sconsigliato.

Paradossalmente, i problemi maggiori per Hemingway iniziarono nella seconda metà degli anni '30, proprio quando le sue idee e la sua opera letteraria erano ormai diventati un punto di riferimento per gran parte dei massimi intellettuali del momento a livello mondiale. È in questo periodo, infatti, che Ernest inizia a veder peggiorare in modo drastico il disagio psichico di cui soffre, andando ripetutamente incontro a periodi di profonda depressione alternati ad altri di esaltazione, iperattività e irrequietezza, con sempre più brevi spazi di benessere. Un quadro che gli psichiatri hanno interpretato come un disturbo bipolare complicato dall'abuso di sostanze, nello specifico, l'alcol. Di fatto, Hemingway, come capita a molti, iniziò, in modo più o meno consapevole, a utilizzare gli alcolici come una forma di auto-terapia per contrastare i sintomi depressivi che iniziarono a manifestarsi già all'inizio dell'età adulta, diventandone ben presto dipendente. Il peggioramento della malattia e dell'alcolismo non gli impedirono di continuare a scrivere (è del '39 Per chi suona la campana), a viaggiare, a partecipare attivamente agli eventi drammatici di quegli anni, ma lo deteriorarono profondamente a livello psicofisico.

La conclusione della II Guerra mondiale si accompagnò per Hemingway a un decennio di relativa pace anche interiore, durante il quale scrisse opere simbolo della letteratura del Novecento, come Il vecchio e il mare (1952), vincitore del Premio Pulitzer nel 1953. Ma si trattava soltanto di una tregua. La depressione si ripresentò, infatti, poco dopo, nella seconda metà degli anni '50, in forma particolarmente grave, andando ad aggiungersi a condizioni fisiche generali ormai estremamente precarie soprattutto a causa dell'abuso alcolico di lungo corso e dello stile di vita complessivamente sregolato. Il quadro clinico generale era ormai talmente critico che neppure le cure cui si sottopose nel 1960-61 riuscirono a ristabilire un minimo equilibrio psicofisico. Dopo l'ultimo ricovero, nella celebre Mayo Clinic di Rochester (Minnesota) subentrarono, inoltre, episodi psicotici caratterizzati da allucinazioni e manie di persecuzione che permasero fino alla morte, avvenuta per suicidio poche settimane dopo, la mattina del 2 luglio 1961.

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