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Darwin e gli attacchi di panico

Nei suoi scritti emerge come Darwin soffrì praticamente per tutta la vita di disturbo da attacchi di panico...

Darwin e gli attacchi di panico

Dalle testimonianze riportate nei suoi scritti e nelle sue lettere, emerge chiaramente come Charles Darwin (Shrewsbury, 1809 - Londra, 1882), il celebre naturalista autore de L'origine della specie (1859), soffrì praticamente per tutta la vita di disturbo da attacchi di panico (DAP). Ciò non gli impedì, poco più che ventenne, di attraversare l'Atlantico, circumnavigare il Sud America e risalire la costa Pacifica fino a raggiungere le isole Galapagos, sede delle sue osservazioni più feconde. Ma fin dall'imbarco sul "Beagle", Darwin provò una sensazione di "disagio" non meglio precisato che si acuì entrando nella cabina angusta del veliero. Erano le prime avvisaglie del disturbo da attacchi di panico, che si manifestò in modo conclamato al suo rientro in patria.

«Mi sveglio durante la notte», scrisse lui stesso in un'annotazione, «e ho paura, benché non vi sia alcun motivo razionale». E ancora, in una lettera al suo amico e confidente Joseph Hooker: «Non mi sento bene, mi gira la testa e mi tremano le mani. Sono depresso». I problemi non si attenuarono con il passare degli anni, tant'è che nel 1837 al suo insegnante di Cambridge, John Henslow, spiegava «spesso il cuore mi batte all'impazzata». Ai sintomi psicoemotivi si aggiungevano malesseri fisici intensi e ricorrenti, soprattutto di tipo gastrointestinale. Al punto che gli specialisti di volta in volta interpellati ipotizzarono le più svariate diagnosi organiche, soprattutto di tipo infettivo (dalla brucellosi cronica al morbo di Chagas) in considerazione dei suoi viaggi in luoghi selvaggi e in condizioni igieniche precarie, o un possibile avvelenamento da arsenico.

Purtroppo per Darwin, nessun medico all'epoca poteva essere in grado di riconoscere all'origine dei suoi sintomi il disturbo da attacchi di panico, disturbo psichiatrico allora del tutto ignoto, né di suggergli una cura idonea, dal momento che farmaci antidepressivi e psicoterapia cognitivo-comportamentale sarebbero stati messi a punto soltanto diversi decenni dopo. Al celebre scienziato non restò che sottoporsi a pratiche, magari non dannose, ma del tutto inutili, come la "cura dell'acqua", molto in voga nell'Ottocento: una serie di bagni freddi per "stimolare la circolazione e allontanare il flusso sanguigno dai nervi infiammati dello stomaco". C'è chi ritiene che se Darwin elaborò le proprie teorie con tanto impegno fu anche perché lo studio riusciva a placare il suo malessere: un'autoterapia che probabilmente ha funzionato soltanto in parte, ma di cui la biologia dovrà essergli sempre grata.

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