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La vittima di stalking spesso conosce il suo persecutore

A essere vittime di stalking sono prevalentemente donne (3 casi su 4), in genere d'età compresa tra i 14-16 anni e i 50 anni, ma non è escluso che la persecuzione...

A essere vittime di stalking sono prevalentemente donne (3 casi su 4), in genere d'età compresa tra i 14-16 anni e i 50 anni, ma non è escluso che la persecuzione possa essere indirizzata verso uomini, bambini o persone anziane. Nell'80% dei casi la vittima conosce in modo più o meno approfondito il proprio persecutore, che nella metà dei casi è un ex partner.

Chiunque può essere, suo malgrado, vittima di stalking, a prescindere dal fatto di aver avuto relazioni sentimentali più o meno problematiche o dall'averle interrotte unilateralmente in modo traumatico per la controparte. A rischiare maggiormente lo stalking da parte di conoscenti sono le persone che tendono a stabilire rapporti più empatici e a mostrare una maggiore disponibilità all'ascolto e all'aiuto, per propensione spontanea o nell'ambito di attività professionali rivolte a persone con qualche tipo di fragilità, che facilitano questo tipo di atteggiamento (psicologi, psichiatri, assistenti sociali, riabilitatori, infermieri, operatori psicosociali ecc.). In tutti questi casi, l'accoglienza e il supporto forniti dalla vittima vengono scambiati per una diversa forma di affetto, inducendo lo stalker a credere che esista o che possa esistere una relazione amorosa e a pretendere che la vittima la riconosca e la assecondi.

Gli effetti dello stalking sulla vittima possono essere molto pesanti. Dopo una fase iniziale nella quale, spesso, si tende a ridimensionare la portata dei comportamenti persecutori, la vittima inizia a sentirsi costantemente controllata, cercata e/o seguita, sviluppando uno stato di continua allerta e stress, non di rado accompagnati da insonnia e altri malesseri psicofisici correlati alla preoccupazione per la propria incolumità. Per cercare di evitare il persecutore o disorientarlo, la vittima spesso è costretta a modificare le proprie abitudini e, non di rado, deve fare i conti con l'umiliazione di veder resi pubblici dettagli della propria vita privata (per esempio, con fotografie o aneddoti postati sui social network o inviati tramite e-mail o cellulare oppure durante "scenate" improvvise per strada, al ristorante, sul luogo di lavoro ecc.). In alcuni casi, la vittima dello stalking può arrivare a sviluppare un vero e proprio disturbo da stress post traumatico (PTSD) oppure veder sensibilmente compromessa la propria autostima e la propria capacità di giudizio.

I comportamenti persecutori possono evolvere in modo variabile nel tempo, anche in relazione alle reazioni della vittima e delle persone che le stanno intorno, ma sono di norma caratterizzati da sentimenti contrapposti: in alcuni momenti, aggressivi e di risentimento verso la vittima; in altri, di disperazione e sottomissione. In ogni caso, per il molestatore la vittima non è una persona indipendente, con una propria vita e capacità di giudizio e scelta, ma semplicemente l'oggetto sul quale riversare le proprie frustrazioni, il proprio bisogno d'attenzione e d'affetto oppure il proprio risentimento e il desiderio di rivalsa.

Fonte: Arma dei Carabinieri


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